La fine di BROKEN OF LOVE è un capolavoro o un disastro?

Ora che Broken (of) Love è arrivata al suo capitolo finale, sento il bisogno viscerale di sviscerare questa serie senza filtri, non solo come spettatore o recensore, ma come qualcuno che è stato letteralmente decostruito da questo viaggio emotivo.
Ricordo benissimo quando questo progetto era solo una scommessa, un progetto che vedevo prendere forma sui social e dalle trovate pubblicitarie. Oggi, vedere come Faye Peraya sia cresciuta, non solo come quell'attrice magnetica e devastante che già conoscevamo, ma come produttrice indipendente con la sua Fabel Entertainment, mi rende incredibilmente felice di aver supportato l'anima di questo show.
Credo fermamente che Faye ha strutturato un prodotto coraggioso dai toni cupi e quasi noir, che si distacca da tutto ciò che l'industria thailandese ha osato fare finora in un GL show.
Sin dal primo episodio vi ho parlato di quella che definisco la "trappola del POV", quella scelta registica quasi ipnotica in cui la telecamera si posiziona esattamente all'altezza degli occhi di Atom Pariya, facendo sì che Faye non guardi la sua co-star, ma fissi direttamente l'obiettivo, squarciando la quarta parete per invadere la nostra anima.
La mia l’ha invasa.
Presto vi spiego il perché.
Quel modo di fare regia ti costringe a concentrarti su ogni singolo, microscopico dettaglio: il tremolio impercettibile di un labbro, un respiro trattenuto, uno sguardo spezzato dal dolore.
C'è un'intimità talmente densa e focalizzata in queste inquadrature che le scene ti rimangono stampate a fuoco nel cervello, definendo dettagli che so già non dimenticherò mai più.
Ora che il quadro di questa Broken (of) Love è completo, la domanda brutale che mi tormenta è una sola: come si fa ad andare avanti dopo tutto ciò che ha fatto Arisa? Come si guarisce da un livello così profondo di manipolazione e omissioni? All'inizio della serie ho girato un bel po’ sui social per capire i primi giudizi su questa nuova avventura, una parte del fandom si chiedeva se il divario anagrafico ed espressivo tra una veterana come Faye e una debuttante nel drama come Atom potesse sbilanciare la narrazione.
Un modo tecnico, a mio parare, per chiedere se Atom sarebbe stata all’altezza delle aspettative del fandom dopo il legame a cui si erano fidelizzati con Yoko Apasra.
Eppure, con il senno di poi, mi rendo conto che quel divario era l'ingrediente segreto, la chiave di volta dell'intera trama.
Atom non ha cercato di regalarci fuochi d'artificio immediati o di scimmiottare la chimica viscerale del passato di Faye; al contrario, ha infuso nel personaggio di Lalin una vulnerabilità morbida, composta e disarmante, che le ha permesso di diventare il vero pilastro emotivo dello show.
Per quanto riguarda la trama, per me, il ruolo di Lalin all'interno della sceneggiatura è stato il manifesto della comprensione assoluta. Nonostante la sua giovane età, è lei colei che sceglie, lucidamente e ripetutamente, di andare oltre l'armatura d'acciaio di Arisa, cercando di decifrare i "perché" dietro la sua oscurità. Lalin scopre i tradimenti, le bugie, le omissioni; arriva a capire che forse l'intera architettura del loro legame è nata su un terreno avvelenato dalla vendetta e dal sospetto, e che tutto ciò in cui credeva avrebbe potuto essere una gigantesca, dolorosa menzogna.
Eppure, resta.
Sceglie di comprendere e di restare, continuando a sperare contro ogni logica. Non dico che sia sottomissione, sia chiaro: io vedo la forza persistente di chi decide che l'amore ha un valore più alto del proprio orgoglio ferito.
Dall'altro lato dello specchio c'è Arisa, e il mio cuore sanguina per lei anche nei momenti in cui vorrei scuoterla e urlarle contro.
E non sono pochi, questi momenti.
Arisa si ritrova continuamente a fissare le macerie della sua stessa esistenza costretta a fare i conti con una realtà spietata che cambia in base al momento: Lalin che non la vuole vicina, la sua vita che è un caos indescrivibile, la persona che si era sempre occupata di lei e che riteneva un porto sicuro è stata la prima a pugnalarla alle spalle, e la madre che ha pianto per una vita?
Provando a immedesimarmi completamente nella pelle di Arisa, l'emozione che mi ha soffocato non è stata tanto la rabbia e vendetta, quanto quel senso devastante di tradimento e, soprattutto, una stanchezza cronica, paralizzante.
È la consapevolezza logorante che ogni singola sofferenza patita, ogni lacrima versata, ogni compromesso morale accettato in nome della sua vendetta è stato inutile. Ha combattuto una guerra santa basata su un castello di menzogne, e nell'illusione di farsi giustizia ha finito per perdere il meglio che aveva, in modo del tutto vano. È la tragedia del rendersi conto di aver distrutto l'unica cosa pulita della propria vita per il fantasma del passato. Ecco perché, quando la serie ci ha finalmente concesso quelle scene di convivenza familiare, le ho apprezzate e le ho sentite come un balsamo lenitivo essenziale; dopo una stagione intera di tensioni, dolori e dissapori trasmessi sullo schermo, vedere i personaggi semplicemente respirare lo stesso spazio in lunghe riprese, era l'unica cosa che poteva ricomporre i pezzi del nostro mondo da spettatori.
Questa scrittura così stratificata mi ha costretto a ricredermi persino sui personaggi secondari, in primis Wei Ling. Devo ammettere che all'inizio l'avevo completamente guardata con sospetto, ma l'evoluzione delle puntate finali mi ha fatto fare un totale ed emozionante dietrofront. La scelta simbolica della regia di cambiarle l'acconciatura, riportandola esattamente a come portava i capelli un tempo, come se avesse avuto la possibilità di rivivere quel lontano passato mi ha commosso.
Visivamente è stato come vederla retrocedere nel tempo, un rifugiarsi nel “prima di tutto”, in quell'unico squarcio di vita in cui era stata davvero bene, in cui amava incondizionatamente ed era felice, prima che il dolore corrompesse ogni cosa.
Al contrario, altri personaggi che non voglio spoilerare mi hanno lasciato dentro un groviglio di sentimenti contrastanti e ambivalenti che sto ancora faticando a districare, a testimonianza del fatto che la serie non ha voluto regalarci cattivi bidimensionali o soluzioni facili.
Broken (of) Love si è dimostrato un prodotto maturo che non ha paura di lasciare il suo pubblico esausto, diviso e affamato di risposte.
Se anche voi siete rimasti ipnotizzati da quell'ultimo, disperato sguardo che Faye ha lanciato dritto nella cinepresa, vi aspetto nei commenti.
Per chi volesse invece, nel mio canale YouTube troverete la versione audiovisiva di questa review.



Sono rimasta ipnotizzata anche da come scrivi tu oltre che da Faye ahhahahaha,bravissima